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I vostri racconti


Una giornata in collegio.

Alcuni mesi fa molti soci dell'associazione "V. Ostermann" hanno
pattecipato a una visita alla biblioteca comunale di Gemona ed hanno
potuto farsi un'idea della consistenza e dell'importanza del fondo
librario antico. Il lavoro che qui propongo nasce dalle suggestioni
suscitate da quella esperienza. Si tratta di un piccolo saggio a
struttura narrativa in cui, attraverso l'esplorazione di un manuale
scolastico, si ricostruisce la giornata di un gruppo di scolari del
Seicento. Una copia del manuale esaminato fa parte del fondo antico
della biblioteca di Gemona.

Allegati: acrobat Una giornata in collegio.pdf

Raccontata da: Alida Londero

Il dannato del Lago di Ospedaletto.

la leggenda del lago di ospedaletto è tratta dal volume "GEMONA" della società filologica friulana edito durante il 42° congresso il 26/11/1965

IL DANNATO DEL LAGO DI OSPEDALETTO

 

Un giovane, di povere condizioni, s’innamorò una volta, della bellissima figlia del castellano di Gemona.

Non potendo resistere più alle pene d’amore che lo martoriavano, fattosi coraggio, si presentò al castellano per chiedergli la mano della fanciulla desiderata: il nobile, infuriato dalla sua audacia, lo fece senz’altro cacciare a bastonate dai suoi sgherri.

Il malcapitato giurò di vendicare l’affronto subìto e intesa voce che sulle colline di Ospedaletto talvolta apparisse il diavolo, una notte volle attenderlo.

A mezzanotte ecco – tra un assordante rumore di catene – sbucar da sotterra Satana, che gli disse:- avvicinati pure, giovanotto, e non temere: io sono la tua tentazione, lo so; dimmi dunque cosa desideri.

L’altro, fattosi più vicino, gli narrò il suo dolore:- ti cedo la mia anima – gli propose – se mi farai l’uomo più ricco di questo mondo.

-          Accetto volentieri il patto – rispose il diavolo – e tu conosci il mio potere: ebbene in quel convento lassù, sulla collina, ci sono sepolti immensi tesori, ma non m’è noto il luogo preciso, solo una monaca è a conoscenza del segreto.

Cerca di attirare la sua attenzione accendendo, vicino al convento, un fuoco prima della mezzanotte.

Curiosa lei verrà a te e tu allora tenterai ogni mezzo per sapere dove dovrai scavare.

Io ti darò la forza necessaria, ma non potrò essere presente, perché quella terra è benedetta.

Ti concedo tre giorni di tempo e se riesci a scoprire il segreto sarai l’uomo più felice di questo mondo.

Diversamente, invece, per vendicarmi della tua incapacità, farò sprofondare il convento con tutte le monache.

L’innamorato respinto, nel domani a mezzanotte, accese il fuoco nel sito indicatogli: la monaca, stupita dalla novità, uscì dal convento e gli si avvicinò.

Egli allora pronto le chiese:- oh madre, dovete farmi una grande carità. Mi hanno narrato che voi sapete dove sono nascosti i tesori del convento. Sono povero in canna e se voi m’indicate quel luogo prezioso, prenderei solo tanto denaro, quanto mi basterebbe per vivere.

-          No non dico nulla – rispose la monaca – perché non posso mancare al mio giuramento.-

Alle sue suppliche, però, la monaca vedendolo assai triste: - Ritorna domani sera – gli disse, e scomparve in tutta fretta.

L’uomo ritornò la seconda notte e così pure la terza, ma non ottenne nulla, malgrado tutte le sue insistenze.

Suonò l’ora fatale e mentre il giovanotto se ne ritornava, mortificato, verso casa, la terra cominciò a tremare da ogni dove uscivan fiamme.

Lontano si vide correr infuriato il diavolo scuotendo rabbiosamente le sue catene e, ad un tratto, il convento sprofondò con tutta la collina, e sulle rovine andò formandosi tosto una distesa d’acqua: il lago di Ospedaletto.

A testimonianza del fatto, quasi a metà del lago, sporge ancora un pezzo di trave e ad ogni anniversario della catastrofe si sente, sott’acqua, rintoccare la mezzanotte: si vede l’innamorato correre piangendo per le colline circostanti, condannato a scontare così la sua colpa fino quando durerà i mondo.

E al batter dell’una il dannato scompare, per ritornare l’anno dopo a far tremare i monti vicini con le sue urla disperate.

 

Raccontata da: Gubiani Gabriele