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I vostri racconti


breve storia di Gemona

E’ certa l’esistenza di un tracciato viario preromano, come sono molto probabili insediamenti paleoveneti. I Celti (verso il 500 a.c.) si insediarono presso l’attuale borgata di Godo, seguiti poi dai Carni, sempre popolazione celtica, verso il III secolo a.c. i Romani (I secolo a.c.) vi si stabilirono con due statio: a Godo (ad Silanos) e ad Ospedaletto, a margine della via Julia Augusta. Dal 166 d.c. si susseguirono le invasioni dei Quadi e Marcomanni ed è molto probabile che, per proteggersi da tali scorrerie, gli abitanti degli insediamenti a Godo si rifugiassero tra il monte Glemine ed il colle del Castello, già fortificato dai Romani (con il castrum), dando vita così al primo nucleo dell’antica Gemona. Seguirono poi le invasioni dei Visigoti (Alarico nel 401), degli Unni (Attila nel 452) e, dal 489 al 553, degli Ostrogoti di Teodorico con un reinsediamento a Godo il cui toponimo pare derivi proprio da loro. Dopo la parentesi Bizantina (553-568) iniziò il lungo periodo longobardo (568–776) con la fondazione del Ducato Friulano venne potenziato il castrum (611) ed il nucleo urbano tra il colle del castello ed il M. Glemine venne eretto ad Arimannia. Con la dominazione dei Carolingi (776-952) il Ducato divenne Marca ed ebbe inizio uno sviluppo più consistente del primo nucleo di Gemona, frenato dalle scorrerie di orde ungariche (899-952). Il dominio degli Ottoni (fino al 1077), con l’annessione del Friuli (che era nel frattempo divenuto Marca Veronese) al Ducato di Carinzia, permise la ripresa dello sviluppo anche urbano di Gemona. Con la donazione della Contea del Friuli (1077) al Patriarca tedesco Sigeardo iniziò lo stato patriarcale aquileiese che durerà fino al 1420. Già dalla fine del sec. XII Gemona si costituì come Libera Comunità con propri Statuti, un Consiglio elettivo che veniva presieduto da un capitano rappresentante il Patriarca. A metà del sec. XIII venne istituito il Niederlech ossia un dazio sulle merci in transito da e per Venezia con obbligo di sosta e cambio di carriaggi. Al 1260 circa risalgono le mura della seconda cinta, mentre la terza cerchia, con sette torri ed altrettante porte, venne costruita tra il 1370 ed il 1396. Con la donazione testamentaria di un certo Rodolone, nel 1259 venne fondato uno dei più antichi ospedali del Friuli. Fu spesso dimora di uomini illustri come Corrado III imperatore reduce dalla II Crociata nel 1149; nel 1204 Azzo IV d’Este sposa, in Duomo, Alice figlia di Rinaldo principe di Antiochia; Carlo IV in transito verso Roma per farsi incoronare imperatore, nel 1354, soggiornò in castello; così pure venne accolto in castello il duca d’Austria Rodolfo IV nel 1364. Il ‘300 fu, per Gemona, il periodo più florido. Veniva infatti chiamata “Magnifica Comunitas Terrae Glemonae” e occupava il terzo posto nel Parlamento friulano. Con il dominio della Repubblica Veneta dal 1420 al 1797 iniziò la decadenza economica anche perché i grandi traffici iniziarono a spostarsi su altre vie. Anche il castello era in costante decadimento, nelle funzioni e nelle strutture, tant’è che venne spesso usato come cava di pietre per la riparazione o il rifacimento di altri edifici o strutture. Il 1400 fu caratterizzato da alluvioni, pestilenze, l’incendio della città (1437), scorrerie dei Turchi (dal 1472-1499). Il ‘500 fu l’anno del catastrofico terremoto (1511) ed ancora colpita dalla peste nel 1575-76. Ma è proprio in questo periodo che gli edifici medievali iniziarono a trasformarsi in rinascimentali e barocchi, grazie alle numerose famiglie nobili ed alla caparbietà nel voler risorgere. La storia più recente vede il periodo Napoleonico, che inizia nel 1797, quindi l’annessione al Lombardo-Veneto ed infine al Regno d’Italia con il plebiscito del 1866.

Raccontata da: enzo

Cenni su altri monumenti

PORTA UDINE
Era detta anche porta delle porte, unica rimasta ed unica porta a non essere stata demolita né con la costruzione della seconda (1260) né con la terza cerchia muraria (1370-1396). Nel 1391 venne ristrutturata e dotata di saracinesca a ghigliottina. Nel 1550 vasto restauro forse a causa del terremoto del 1511. Viene inserito il leone di S. Marco e le spese sostenute sono annotate nel libro del Massaro Gerolamo Locatelli (che a fatto contrassegnare il bassorilievo con il proprio nome). Sotto il bassorilievo, lo stemma della Magnifica Comunità ed un monogramma, in cornice dentellata, formato dalle lettere R ed I separate da una croce con piede a forma di W potrebbe essere una reliquia (secondo l’arch. Antonelli) della Porta delle Porte del 1391.

CHIESA DI S. MICHELE
Chiesa ottocentesca che sostituisce quella del 1447 annessa all’Ospedale omonimo e ricostruita negli anni 80 in modo filologico cura del Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali, Soprintendenza del Friuli Venezia Giulia. Nel 2005, il Comune ha proposto alla Soprintendenza di collocare, all’interno della Chiesa, gli affreschi staccati da altri edifici di culto distrutti dal terremoto del 1976. Sulla parete Nord è stato collocato l’insieme degli affreschi provenienti dalla Chiesa di S. Maria delle Grazie illustranti la “Vita della Vergine” (sei); sulla parete Ovest, due affreschi provenienti dalla Chiesa di S. Giovanni e raffiguranti “Figure di Santi” e la “Cavalcata dei Re Magi”; sulla parete Est, al centro, provenienti sempre dalla Chiesa di S. Maria delle Grazie, un affresco raffigurante il “Compianto di Cristo Morto” ed una Sinopia, mentre alla destra di questi una “Madonna con Bambino” proveniente dalla facciata dell’Ospedale S. Michele.

S. MARIA DI FOSSALE
Dalla Piazzetta L. Fantoni, dopo il Porton dal Comun (ricordo di una delle porte della seconda cerchia), dove c’era il fossato difensivo, sorge la chiesa di S.Maria di Fossale o del Santissimo nome di Maria. In origine (1659-’60) era a pianta esagonale ed eretta per accogliere un affresco del 1646 riproducente la Madonna che allatta, ritenuta prodigiosa. Venne rifatta nel 1735, benedetta da mons. Bini nel 1744 e filologicamente ricostruita negli anni novanta dopo la distruzione del terremoto ’76.

Allegati: altro Chiesa S. Michele e Porta Udine.JPG

Raccontata da: enzo