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    <title>SacOstermann.org</title>
    <link>http://www.sacostermann.org.aaa</link>
    <description>Ultimi lavori</description>
    <language>it</language><item><title>Scavo archeologico ossario del Duomo.</title><description>Luogo: Sacello di ss. Michele e Giovanni Battista.<br/>Responsabile: Davide Casagrande e Alberto Antonelli.<br/>Operai: Enzo, Maurizio, Alberto, Anna, Marco, Cristina, Livio, Cesare,Valter, Patrizia e tantissimi altrisoci.<br/><p>
<strong><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt">Sotto il Duomo una torre antica?</span></strong> 
</p>
<p align="justify">
<span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">Gli scavi lungo il perimetro del Duomo, effettuati per il consolidamento delle fondazioni dopo le distruzioni del 1976, hanno evidenziato che la parete meridionale dei locali sottostanti la sacristia scende fino a raggiungere il livello della vicina strada che entra in citt&agrave; da porta Udine, a circa 7,30 m sotto la quota del sagrato. </font></span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">La parete pu&ograve; esser vista dal vano d&rsquo;ingresso al Lapidario che dagli inizi del 2008 conserva pietre lavorate e opere di scultura che non sono state riutilizzate dopo la ricostruzione del Duomo completata nel 1985 n&eacute; esposte nel Museo della Pieve. </font></span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">Il progetto di allestimento del Lapidario, dell&rsquo;architetto Alberto Antonelli, prevedeva che l&rsquo;accesso avvenisse da uno dei locali al di sotto della sacrestia attraverso l&rsquo;apertura della parete sottostante una finestra.</font></span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">I lavori non poterono tuttavia esser completati in quanto la muratura nascondeva un&rsquo;altra finestrella romanica o feritoia tardo antica che &egrave; stata salvata. L&rsquo;ingresso &egrave; stato quindi realizzato attraverso una scala collegata a quella che porta ai locali sottostanti la sacristia. </font></span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">Gi&agrave; prima della realizzazione del Lapidario la Fabbriceria aveva in progetto di effettuare una prospezione all&rsquo;interno del vano maggiore (nel disegno: &ldquo;Area scavo&rdquo;) &ndash; a fianco del piccolo sacello detto di San Michele e San Giovanni Battista, ricoperto di affreschi trecenteschi &ndash; in quanto le caratteristiche delle murature perimetrali e delle relative fondazioni lasciavano pensare ad una costruzione particolarmente vetusta e permettevano di formulare l&rsquo;ipotesi che vi si potessero trovare testimonianze della storia dell&rsquo;intero edificio, risalenti all&rsquo;epoca della diffusione del cristianesimo nel Friuli pedemontano, diffusione che gli studi pi&ugrave; recenti fanno risalire alla seconda met&agrave; del IV secolo con la costituzione, a Gemona, di una pieve, o a quella dell&rsquo;insediamento longobardo di fine VI secolo. </font></span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">Il duplice titolo del sacello, infatti, potrebbe fare riferimento a precedenti, pi&ugrave; antiche funzioni dei locali quali quelle di un battistero (col titolo di San Giovanni Battista) e/o di un luogo di culto dei primi Longobardi (col titolo di San Michele Arcangelo), esterno alla primitiva chiesa plebanale ed affiancato ad essa. In seguito i locali del sacello sarebbero stati ridotti a camera ardente utilizzata in attesa delle esequie e della sepoltura dei defunti nel sagrato, o area cimiteriale, che circondava il duomo. </font></span><font size="3"><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'">Dopo i primi contatti con la Soprintendenza archeologica, la Pieve present&ograve; un progetto d&rsquo;intervento redatto dall&rsquo;architetto Alberto Antonelli con la supervisione dell&rsquo;archeologo Davide Casagrande. Con il progetto fu approvato il programma dei lavori che prevedeva l&rsquo;asporto della pavimentazione e l&rsquo;avvio di una campagna di scavo condotta dai volontari del locale Gruppo Archeologico dell&rsquo;Associazione &ldquo;Valentino Ostermann&rdquo;, sotto la direzione dell&rsquo;archeologo Casagrande. (</span></font><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 8pt">Testo di: Mauro Vale)</span> 
</p>
<p align="justify">
<span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 8pt">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><font face="Arial" size="3">&nbsp;</font><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">Le splendide e possenti mura della torre venuta alla luce, sembrano coeve a quelle delle prime fasi del Castello.</font></span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">Le <em>Glemone</em> pi&ugrave; antiche riposano sepolte da metri di ghiaie alluvionali del Vegliato e della Grideule e sotto le macerie dei terremoti di pi&ugrave; lontana memoria, il cui ricordo, a partire dal Duecento, si perde nella notte dei tempi. </font></span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">Questa torre ci riconduce direttamente ad una Gemona sepolta oltre 7 metri sotto il sagrato del Duomo! A questa profondit&agrave; potremmo trovare, infatti, non solo questa torre, ma l&rsquo;intero sedime antico al quale essa si riconduce: una vera e propria citt&agrave; scomparsa, con le proprie strade, mura ed edifici e, perch&eacute; no, un proprio duomo, progenitore dell&rsquo;attuale. </font></span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">Il perimetro della torre potrebbe inoltre aver preservato tombe o vestigia pi&ugrave; antiche, come gi&agrave; &egrave; accaduto all&rsquo;interno della torre del castello, la cui presenza ha salvato dalle distruzioni successive le uniche tombe finora individuate, appartenenti a una necropoli altomedievale che occupava la sommit&agrave; del Colle. </font></span>
</p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 35.45pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="justify">
<span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">Insomma, i volontari dell&rsquo;associazione Valentino Ostermann non sono ancora riusciti a svelare gli interrogativi che circondano la torre scoperta al di sotto del Duomo: si tratta infatti dell&rsquo;antico campanile oppure di una torre difensiva? Solo la prosecuzione delle indagini potr&agrave; cercare di<span>&nbsp; </span>fornire una risposta e un&rsquo;opportunit&agrave; in pi&ugrave; per conoscere il passato di Gemona e valorizzarne il patrimonio storico, artistico ed archeologico!</font></span> (<span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 8pt">Testo di: Davide Casagrande)</span> 
</p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 35.45pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="justify">
<strong><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">Sintesi sulla metodologia di intervento</font></span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">&nbsp;</font></span> 
</p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 35.45pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="justify">
<span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">Viene inizialmente realizzato un sondaggio (SAGGIO A) lungo la parete sud della cripta o Sacello di S. Michele e S. Giovanni Battista, in corrispondenza della feritoia individuata al di sotto della finestra esistente. Dallo scavo provengono numerose ossa umane e ceramiche tardo e/o post-medievali.</font></span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">Dopo aver concordato con la Soprintendenza le modalit&agrave; di prosecuzione dei lavori, si &egrave; proceduto con la completa rimozione del pavimento esistente (successivo al 1976) e del relativo sottofondo. Si &egrave; quindi proceduto alla rimozione della stratigrafia superficiale mediante diversi sondaggi denominati US1; US2; US3; US4; alle porzioni restanti del vano &egrave; stato attribuito un unico numero di US, accompagnato da una lettera che ne specifica l&#39;ubicazione all&#39;interno dell&#39;area di scavo (US5A; US5B; US5C). </font></span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">Questa stratigrafia superficiale era tagliata da una buca di incerta funzione (US6 ), posta di fronte all&#39;accesso alla cripta, dal cui riempimento (US7) proviene una moneta ottocentesca. </font></span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">Dopo aver rimosso la stratigrafia superficiale, viene quindi effettuato un ulteriore sondaggio (SAGGIO B), realizzato nell&#39;angolo sud-ovest dell&#39;ambiente e che ingloba il precedente SAGGIO A. </font></span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">All&#39;interno del SAGGIO B viene individuato e rimosso un unico spesso strato di riporto, contenente numerose ossa umane, ceramiche post-medievali e numerosi altri reperti (medaglie, monete, ecc..). La moneta pi&ugrave; recente individuata in questo strato risale al 1828. Alla base di questo strato affiora un livello costituito prevalentemente da ossa umane non in connessione anatomica, in pendenza verso est. </font></span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">Lo scavo procede quindi con la rimozione del riporto US8, di oltre due metri, su tutto l&#39;ambiente con la conseguente messa in luce del livello di ossario. Lo scavo di questa US <span>&nbsp;</span>ha individuato totalmente lo strato e l&rsquo;andamento dell&rsquo;ossario. Ulteriori due sondaggi (D ed E) della superfice di circa 8 mq. per una profondit&agrave; di mt. 1,60 &divide; 1,80 <span>&nbsp;</span>(oltre mt. 8,00 sotto il sagrato del duomo) sono stati eseguiti per individuare la quota di fondazione della torre ed avere una prima lettura della stratigrafia sotto quello che doveva essere il piano pavimentale.</font></span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">Gli scavi hanno restituito numerosi reperti che vanno dai frammenti di ceramica, a monete, ad anelli e spilloni in bronzo, da grani di rosario in osso a vaghi di collane, dai numerosi chiodi alle medaglie votive: nella prima fase monete e medaglie erano naturalmente di epoca relativamente recente, mentre ora ci si imbatte sempre pi&ugrave; frequentemente in reperti del XVI-XV secolo fino a toccare il XIV. Sotto il piano dell&rsquo;ossario sono venuti alla luce unicamente frammenti di vetro e ceramica grezza.</font></span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">In conseguenza allo svuotamento dell&rsquo;ambiente, si sono potute evidenziare le splendide mura perimetrali in pietra che appaiono di fattura e realizzazione unitaria e sembrano, per tipologia e fattura, risalenti alla stessa epoca di quelle delle prime fasi del castello.</font></span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3"><span>&nbsp;</span>A questa struttura, a pianta quadrangolare di circa mt. 6,60 x 6,40 e dello spessore di circa mt. 1,15 appartiene anche la feritoia individuata sempre lungo il perimetrale sud, al quale risulta essere legata. Di questa struttura era gi&agrave; stato individuato il prospetto esterno del lato meridionale, visibile all&#39;interno del &quot;lapidarium&quot; del Duomo. </font></span>
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</description></item><item><title>Scavi presso la chiesa di S. Maria la Bella.</title><description>Luogo: Chiesa di Santa Maria la Bella a Gemona del Friuli.<br/>Responsabile: Davide Casagrande.<br/>Operai: Enzo Forgiarini, Marco Patat, Livio Londero, Dino Sangoi ed altri soci.<br/><p>
<font face="Times New Roman"><strong><span style="font-size: 11pt">La chiesa di Santa Maria la Bella</span></strong></font><span style="font-size: 11pt"><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></span> 
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<font face="Times New Roman"><span style="font-size: 11pt">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="font-size: 11pt">Posta a met&agrave; strada sul viale alberato che da Gemona porta a Maniaglia e Montenars, vanta una lunga storia documentata fin dal XIII secolo e interessanti testimonianze di essa sono conservate negli archivi parrocchiale e comunale. Distrutta dai terremoti del 1348 e del 1511 e riedificata, di nuovo distrutta dal sisma del 1976. </span><span style="font-size: 11pt">Un&#39;iniziativa per promuoverne la ricostruzione &egrave; stata avviata nel 2006 da alcune gemonesi che si sono fatte portavoce di un desiderio molto sentito nella cittadina pedemontana. La chiesa era devozionale meta delle partorienti che vi si recavano per invocare la protezione della Vergine e di Sant&#39;Anna, cui era dedicato un altare con un&#39;importante tela di Vincenzo Lugaro datata 1621, attualmente visibile nel duomo di Gemona. Costruita ad aula rettangolare, con il lato pi&ugrave; lungo delimitava la strada ed era dotata di un portico quadrangolare che si apriva con i suoi archi a tutto sesto come un balcone verso il panorama di Gemona e la pianura sottostante.</span><span style="font-size: 11pt"><span>&nbsp;</span>Ai fini di una riedificazione della chiesa, su suggerimento della Sovrintendenza ai beni culturali ed in collaborazione con la nostra associazione, &egrave; stato deciso di procedere ad una indagine sul sito per accertare eventuali preesistenze archeologiche.</span><span style="font-size: 11pt">La ricostruzione della chiesa potrebbe anche completare un piacevole e interessante percorso storico-paesaggistico fuori le mura di Gemona: dal Duomo al lavatoio seicentesco ai piedi del monte Glemine e alla fontana di Silans in Godo, quindi, per il sentiero storico, alla <em>fontane dal Turc </em>e alla chiesa di Sant&#39;Anna. Un percorso nel verde e nel silenzio fino ad un luogo la cui suggestione deriva anche da una vitalit&agrave; plurisecolare strettamente legata alla cultura popolare. (</span><span style="font-size: 8pt">Testo di: Maria Ursella e Anna Maria Contessi)</span></font> 
</p>
<p>
<font face="Times New Roman"><span style="font-size: 8pt">&nbsp;</span><strong><span style="font-size: 11pt">L&rsquo;intervento:</span></strong></font> 
</p>
<p align="justify">
<font face="Times New Roman"><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </font></span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">I lavori per il riposizionamento dei confini dell&rsquo;area su cui sorgeva la chiesa di S. Maria la Bella, chiamata anche di Sant&rsquo;Anna, in Via IV Novembre a Gemona del Friuli, ebbero inizio nel settembre del 2007.</font></span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">L&rsquo;edificio, distrutto dai terremoti del 1976, di propriet&agrave; della Parrocchia di S. Maria Assunta di Gemona del Friuli, aveva un orientamento nord-sud ed era costituito da due parti, anche se formanti un corpo unico: un portico anteriore con tre archi a tutto sesto e la chiesa vera e propria. </font></span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">Dell&rsquo;esecuzione dell&rsquo;intervento si sono fatti carico alcuni soci dell&rsquo;Associazione tra i quali l&rsquo;archeologo Davide Casagrande, accogliendo l&rsquo;invito rivolto dal Comitato per la Ricostruzione della chiesa di Sant&rsquo;Anna .</font></span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">Dopo il rilievo planoaltimetrico si &egrave; dato inizio allo scotico del terreno e, sotto un sottile strato di terreno vegetale di riporto, &egrave; subito emerso uno strato di malta con pietrame inglobato di piccole e medie dimensioni; si ritiene fosse il sottofondo del pavimento dell&rsquo;aula pre-terremoto. Tale area, a memoria, corrisponderebbe a circa la met&agrave; del lato ovest della chiesa.<span>&nbsp; </span></font></span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">Proseguendo nella pulizia superficiale si sono via via portate in luce tracce di murature in pietrame dello spessore variabile da 65 a 75 cm lungo il lato ovest. Verso nord invece, quello che si ritiene il sottofondo pavimentale, finisce contro un tratto di muratura in pietra ben squadrata e di consistenti dimensioni.</font></span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">I lavori vengono sospesi ad ottobre 2007 per poi riprendere a giugno 2008.</font></span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">&nbsp;</font></span></font> 
</p>
<p align="justify">
<font face="Times New Roman"><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </font></span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">Con l&rsquo;intento di rintracciare elementi che potessero indicare il basamento dell&rsquo;arcata di chiusura del portico anteriore, si &egrave; proseguito nella pulizia del lato ovest verso nord, mettendo in luce altri tratti di muratura; questi evidentemente pi&ugrave; recenti, sono in muratura di pietrame mista a laterizi di vario tipo e dimensioni, lo spessore rimane pressoch&eacute; costante anche se cambia la quota di imposta della muratura. La parte finale del fronte ovest del portico sembra formare un pilastro isolato.</font></span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">Non &egrave; stata rinvenuta traccia di muratura a chiusura del lato nord ma del pietrame di grosse dimensioni, non squadrato, &egrave; sufficientemente allineato con il pilastro ovest per far supporre ad un&rsquo;opera di sottofondazione.</font></span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">In data 26 giugno 2008, operando nell&rsquo;area del sottoportico &egrave; stata fortuitamente rinvenuta una parte di teschio.</font></span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">&nbsp;</font></span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">E&rsquo; stata rilevata e quotata la posizione dando immediata notizia del ritrovamento al responsabile della Soprintendenza dott. Sandro Colussa.</font></span><font size="3"><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><span>&nbsp;</span><span>&nbsp;</span></span></font></span></font> 
</p>
<p align="justify">
<font face="Times New Roman"><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3"><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>L&rsquo;archeologo Casagrande ha disposto ed eseguito sondaggi sul luogo del ritrovamento del teschio al fine di valutare se si trattasse di un </span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; color: #333333">cranio ributtato e fuori contesto oppure di una sepoltura.</span></font><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; color: #333333"><font size="3">Gli elementi valutati indicavano come alte le probabilit&agrave; che il cranio fosse ancora in connessione e pertanto dava le disposizioni necessarie per la messa in luce della sepoltura previa autorizzazione da parte della Soprintendenza. </font></span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; color: #333333"><font size="3">Ad agosto sono state eseguite le operazioni di localizzazione e pulizia della sepoltura con la raccolta, le misurazioni, le documentazioni fotografiche degli elementi ossei rinvenuti ed il loro trasporto nei locali di deposito. </font></span><font size="3"><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; color: #333333">Le condizioni dello scheletro rinvenuto erano disomogenee per consistenza e fragilit&agrave;, comunque il recupero non &egrave; stato particolarmente difficoltoso. In particolare il maggiore deterioramento &egrave; stato riscontrato nelle ossa dei piedi, del bacino e della parte inferiore della colonna vertebrale dovuto essenzialmente alla presenza di numerose radici anche di diametro consistente (fino a </span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'">~4</span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; color: #333333"> cm.).</span></font><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; color: #333333"><font size="3">Non &egrave; stata infine rilevata alcuna differenza di tipologia tra il terreno della sepoltura e quello immediatamente limitrofo: di granulometria fine ma con numerosi intrusi di pietrisco delle dimensioni da 2 a 6&divide;8 cm e ciottoli fino a cm 3&divide;4 di diametro.</font></span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; color: #333333"><font size="3">Sotto la spalla destra sono stati rinvenuti n. 4 piccoli elementi metallici di cui, quello di maggiori dimensioni e molto incrostato, ha le sembianze di una fibbia ed altri due potrebbero sembrare delle borchie.</font></span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; color: #333333"><font size="3"><span>&nbsp;</span>Anche questi elementi sono stati documentati <em>in situ</em> e posti a deposito in attesa di ulteriore esame. </font></span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; color: #333333"><font size="3">Non si &egrave; presentato alcun elemento di delimitazione della sepoltura, n&eacute; in elementi lapidei n&eacute; sono state notate tracce carboniose o lignee.</font></span></span></font> <font face="Times New Roman"><font size="3">(</font><span style="font-size: 8pt">Testo di: Enzo Forgiarini)</span></font> 
</p>
</description></item><item><title>Il concorso letterario di narrativa.</title><description>Luogo: Sede e Palazzo Boton.<br/>Responsabile: Giuliana Pellegrini.<br/><p>
&nbsp;<span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">&ldquo;<em>L&rsquo;Associazione &egrave; nata soprattutto da amici appassionati di storia ed archeologia locale per riportare alla luce tesori nascosti nel nostro passato, testimonianze raccolte scavando, togliendo la polvere ai secoli, per aiutarci a capire le nostre origini e per apprezzare le opere dei nostri antenati. Questo &egrave; certamente un viaggio a ritroso nel tempo. E&rsquo; emozionante trovare reperti importanti, ma lo &egrave; anche raccogliere le piccole cose, frammenti di vita lontani nel tempo. La<span>&nbsp; </span>pazienza e la fatica<span>&nbsp; </span>della ricerca sono spesso<span>&nbsp; </span>premiate e di sicuro gratificanti&rdquo;</em>.</font></span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3"><span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></font></span>
</p>
<p>
<span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3"><span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>Queste incursioni nel passato hanno dato l&rsquo;idea a Giuliana Pellegrini<strong> </strong>di organizzare un concorso letterario di narrativa che in qualche modo riprenda la proposta del viaggio.</font></span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3"><span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></font></span>
</p>
<p>
<span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3"><span>&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>Si chiama appunto &ldquo;In viaggio nelle parole&rdquo;; il primo ciclo ha la durata di tre anni e tocca i vari aspetti dell&rsquo;andare: nella prima edizione il tema era &ldquo;Emigrazione, immigrazione&rdquo;. Il risultato &egrave; stato lusinghiero, i partecipanti sono stati 62, molti di ottimo livello,<span>&nbsp; </span>provenienti da diverse regioni italiane e due dall&rsquo;estero.</font></span> 
</p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt; tab-stops: 0cm" class="MsoNormal">
<span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3"><span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span>Nel 2009 con il tema &ldquo;Andata e ritorno, avventura, diporto, esplorazione&rdquo; erano rappresentate cinque nazioni; degli autori italiani ben il 67% proveniva da altre regioni.</font></span> 
</p>
<p>
<span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; L&rsquo;edizione 2010 propone &ldquo;In viaggio dentro l&rsquo;anima, impressioni, colori, suoni&rdquo; riguarder&agrave; sensazioni, pensieri, emozioni proprie di una sensibilit&agrave; interiore.&nbsp;</font></span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3"><span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></font></span>
</p>
<p>
<span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3"><span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>Le cerimonie di premiazione si svolgono nella splendida sala del Consiglio di palazzo Boton, nei primi giorni di novembre, in occasione delle caratteristiche manifestazioni d&rsquo;autunno &ldquo;Gemona formaggi e &hellip; dintorni&rdquo;</font></span> 
</p>
</description></item><item><title>Le erbe officinali (conferenze).</title><description>Luogo: Ex chiesa di S. Michele.<br/>Responsabile: Daniela Bierti.<br/>Operai: dott. Antonio Danelutto, dott.ssa Daniela Zanella; Tikuana Tacha. <br/><p>
<strong><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </font></span></strong><font size="3"><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'">Tre serate di carattere &ldquo;ambientale&rdquo;. Su idea di </span><strong><span style="font-weight: normal"><font face="Arial">Daniela Bierti</font></span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'">, che ha proposto l&#39;argomento&nbsp;e preso gli opportuni contatti,&nbsp; sono state organizzate tre conferenze sulle erbe officinali del nostro territorio. Le conferenze hanno avuto un successo oltre le aspettative. Il</span></font><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 10pt"> </span><font size="3"><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'">relatore </span><strong><span style="font-weight: normal"><font face="Arial">dott. Antonino Danelutto</font></span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'">, uno dei maggiori esperti, non solo locali e autore di numerose pubblicazioni sul tema, ha letteralmente catturato l&rsquo;attenzione del numeroso pubblico presente nella sala degli affreschi della chiesa di S. Michele a Gemona del Friuli. Le serate sono state concepite per offrire agli interessati un percorso che, dalle indispensabili nozioni sulla corretta raccolta, conservazione e utilizzo delle piante officinali, li accompagni alla conoscenza delle stesse e delle peculiarit&agrave; dell&rsquo;ambiente in cui prolificano. </span></font>
</p>
<p>
<font size="3"><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></font><font size="3"><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'">Curate nell&rsquo;organizzazione da Daniela Bierti e con la&nbsp;&nbsp; collaborazione della dott.ssa Daniela Zanella, <span>&nbsp;</span>ottimo successo hanno avuto anche le serate con </span><strong><span><font face="Arial">Tikuana Tacha</font></span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"> sciamana&nbsp;dell&#39;Amazzonia Colombiana che ci ha fatto conoscere la spiritualit&agrave; sciamanica e fitoterapica del Sudamerica. </span></font>
</p>
</description></item><item><title>I laboratori di lettura di documenti archivistici </title><description>Luogo: In sede o ex chiesa di S. Michele.<br/>Responsabile: Alida Londero<br/>Operai: I soci del gruppo di lavoro <br/><p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal">
&nbsp;
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<span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">&nbsp;</font></span><font color="#003333"><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 11pt"><span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<font face="arial,helvetica,sans-serif">&nbsp; </font></span><font face="arial,helvetica,sans-serif">Proposti dalla prof.ssa Alida Londero gi&agrave; all&rsquo;inizio del 2007, sono riusciti ad affascinare anche persone che, forse, il latino non lo avevano mai amato e men che meno avrebbero pensato di cimentarsi con i suoi derivati, in sbiaditi manoscritti, evidentemente ancor pi&ugrave; ostici. Ma non solo, la prof.ssa Londero, con l&rsquo;impegno e la professionalit&agrave; che la caratterizzano, ha proposto, per le conferenze di approfondimento, relatori di grande spessore culturale e di chiara fama non solo nazionale. Si sono alternati infatti nomi come: Andrea Del Col (Inquisizione); Pier Carlo Begotti (Templari in Friuli); Miriam Davide (relazioni con la Germania); Enos Costantini (viti, vino, commercio del vino); Angelo Floramo (avventurieri di strada, pirati);</font></span></font><font face="arial,helvetica,sans-serif"><font size="1"><span class="IntestazioneCarattere"><span style="font-family: ''''Arial'''','serif'; font-size: 11pt"> </span></span><span style="font-size: 11pt; font-weight: normal">Enrico Miniati (contese giudiziarie); Furio Bianco</span></font><span style="font-size: 11pt"><font size="1"> </font><font color="#003333"><strong>(</strong><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 11pt">le campagne friulane tra XV e XVII secolo)</span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 11pt">; Michelangelo Marcarelli (</span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 11pt">la giustizia penale nella Patria del Friuli tra &#39;500 e &#39;600);</span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 11pt"> Liliana Cargnelutti (</span></font></span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; color: windowtext; font-size: 11pt">La politica veneziana in Friuli nella seconda met&agrave; del sec. XVII: l&rsquo;assegnazione dei &quot;feudi nuovi&quot; e l&rsquo;ascesa della famiglia Elti); </span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 11pt"><font color="#003333"><span>&nbsp;</span>oltre a diversi soci tra i quali la stessa Alida; Davide Casagrande (Il Castello di Gemona); Marco Patat (vie di comunicazione); Michela Contessi (mura e porte di Gemona medievale); Lorenzo Passera (monete e valute); Maria Luisa Lagger (strade e commerci con Austria e Germania). </font></span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">Per il 2009-2010 la prof.ssa Londero sta proponendo la lettura e l&rsquo;interpretazione di documenti sui primi due secoli di dominazione veneziana. La Comunit&agrave; di Gemona infatti, con buona parte del Friuli, &egrave; stata sottomessa alla Repubblica di Venezia dal 1420 <span style="color: black">al 1797:</span> quattro secoli e mezzo di storia sui quali gli storiografi locali si sono soffermati con un&rsquo;attenzione minore di quella dedicata all&rsquo;epoca patriarcale. </font></span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'"><font size="3">Gli scopi stanno nella convinzione che si debbano favorire la comunicazione e lo scambio tra l&rsquo;area degli studiosi professionisti, che negli ultimi anni hanno prodotto importanti lavori fondando le loro analisi anche su documenti appartenenti agli archivi gemonesi, e quella dei semplici cultori di storia locale, che talora posseggono informazioni<span>&nbsp; </span>preziose, derivanti dalla conoscenza diretta dell&rsquo;ambiente di vita e dalla tradizione orale.</font></span></font> 
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