Elenco attività

Scavo archeologico ossario del Duomo.

Luogo: Sacello di ss. Michele e Giovanni Battista.

Responsabile: Davide Casagrande e Alberto Antonelli.

Partecipanti: Enzo, Maurizio, Alberto, Anna, Marco, Cristina, Livio, Cesare,Valter, Patrizia e tantissimi altrisoci.

Sotto il Duomo una torre antica?

Gli scavi lungo il perimetro del Duomo, effettuati per il consolidamento delle fondazioni dopo le distruzioni del 1976, hanno evidenziato che la parete meridionale dei locali sottostanti la sacristia scende fino a raggiungere il livello della vicina strada che entra in città da porta Udine, a circa 7,30 m sotto la quota del sagrato. La parete può esser vista dal vano d’ingresso al Lapidario che dagli inizi del 2008 conserva pietre lavorate e opere di scultura che non sono state riutilizzate dopo la ricostruzione del Duomo completata nel 1985 né esposte nel Museo della Pieve. Il progetto di allestimento del Lapidario, dell’architetto Alberto Antonelli, prevedeva che l’accesso avvenisse da uno dei locali al di sotto della sacrestia attraverso l’apertura della parete sottostante una finestra.I lavori non poterono tuttavia esser completati in quanto la muratura nascondeva un’altra finestrella romanica o feritoia tardo antica che è stata salvata. L’ingresso è stato quindi realizzato attraverso una scala collegata a quella che porta ai locali sottostanti la sacristia. Già prima della realizzazione del Lapidario la Fabbriceria aveva in progetto di effettuare una prospezione all’interno del vano maggiore (nel disegno: “Area scavo”) – a fianco del piccolo sacello detto di San Michele e San Giovanni Battista, ricoperto di affreschi trecenteschi – in quanto le caratteristiche delle murature perimetrali e delle relative fondazioni lasciavano pensare ad una costruzione particolarmente vetusta e permettevano di formulare l’ipotesi che vi si potessero trovare testimonianze della storia dell’intero edificio, risalenti all’epoca della diffusione del cristianesimo nel Friuli pedemontano, diffusione che gli studi più recenti fanno risalire alla seconda metà del IV secolo con la costituzione, a Gemona, di una pieve, o a quella dell’insediamento longobardo di fine VI secolo. Il duplice titolo del sacello, infatti, potrebbe fare riferimento a precedenti, più antiche funzioni dei locali quali quelle di un battistero (col titolo di San Giovanni Battista) e/o di un luogo di culto dei primi Longobardi (col titolo di San Michele Arcangelo), esterno alla primitiva chiesa plebanale ed affiancato ad essa. In seguito i locali del sacello sarebbero stati ridotti a camera ardente utilizzata in attesa delle esequie e della sepoltura dei defunti nel sagrato, o area cimiteriale, che circondava il duomo. Dopo i primi contatti con la Soprintendenza archeologica, la Pieve presentò un progetto d’intervento redatto dall’architetto Alberto Antonelli con la supervisione dell’archeologo Davide Casagrande. Con il progetto fu approvato il programma dei lavori che prevedeva l’asporto della pavimentazione e l’avvio di una campagna di scavo condotta dai volontari del locale Gruppo Archeologico dell’Associazione “Valentino Ostermann”, sotto la direzione dell’archeologo Casagrande. (Testo di: Mauro Vale)

                Le splendide e possenti mura della torre venuta alla luce, sembrano coeve a quelle delle prime fasi del Castello.Le Glemone più antiche riposano sepolte da metri di ghiaie alluvionali del Vegliato e della Grideule e sotto le macerie dei terremoti di più lontana memoria, il cui ricordo, a partire dal Duecento, si perde nella notte dei tempi. Questa torre ci riconduce direttamente ad una Gemona sepolta oltre 7 metri sotto il sagrato del Duomo! A questa profondità potremmo trovare, infatti, non solo questa torre, ma l’intero sedime antico al quale essa si riconduce: una vera e propria città scomparsa, con le proprie strade, mura ed edifici e, perché no, un proprio duomo, progenitore dell’attuale. Il perimetro della torre potrebbe inoltre aver preservato tombe o vestigia più antiche, come già è accaduto all’interno della torre del castello, la cui presenza ha salvato dalle distruzioni successive le uniche tombe finora individuate, appartenenti a una necropoli altomedievale che occupava la sommità del Colle.

Insomma, i volontari dell’associazione Valentino Ostermann non sono ancora riusciti a svelare gli interrogativi che circondano la torre scoperta al di sotto del Duomo: si tratta infatti dell’antico campanile oppure di una torre difensiva? Solo la prosecuzione delle indagini potrà cercare di  fornire una risposta e un’opportunità in più per conoscere il passato di Gemona e valorizzarne il patrimonio storico, artistico ed archeologico! (Testo di: Davide Casagrande)

Sintesi sulla metodologia di intervento 

Viene inizialmente realizzato un sondaggio (SAGGIO A) lungo la parete sud della cripta o Sacello di S. Michele e S. Giovanni Battista, in corrispondenza della feritoia individuata al di sotto della finestra esistente. Dallo scavo provengono numerose ossa umane e ceramiche tardo e/o post-medievali.Dopo aver concordato con la Soprintendenza le modalità di prosecuzione dei lavori, si è proceduto con la completa rimozione del pavimento esistente (successivo al 1976) e del relativo sottofondo. Si è quindi proceduto alla rimozione della stratigrafia superficiale mediante diversi sondaggi denominati US1; US2; US3; US4; alle porzioni restanti del vano è stato attribuito un unico numero di US, accompagnato da una lettera che ne specifica l'ubicazione all'interno dell'area di scavo (US5A; US5B; US5C). Questa stratigrafia superficiale era tagliata da una buca di incerta funzione (US6 ), posta di fronte all'accesso alla cripta, dal cui riempimento (US7) proviene una moneta ottocentesca. Dopo aver rimosso la stratigrafia superficiale, viene quindi effettuato un ulteriore sondaggio (SAGGIO B), realizzato nell'angolo sud-ovest dell'ambiente e che ingloba il precedente SAGGIO A. All'interno del SAGGIO B viene individuato e rimosso un unico spesso strato di riporto, contenente numerose ossa umane, ceramiche post-medievali e numerosi altri reperti (medaglie, monete, ecc..). La moneta più recente individuata in questo strato risale al 1828. Alla base di questo strato affiora un livello costituito prevalentemente da ossa umane non in connessione anatomica, in pendenza verso est. Lo scavo procede quindi con la rimozione del riporto US8, di oltre due metri, su tutto l'ambiente con la conseguente messa in luce del livello di ossario. Lo scavo di questa US  ha individuato totalmente lo strato e l’andamento dell’ossario. Ulteriori due sondaggi (D ed E) della superfice di circa 8 mq. per una profondità di mt. 1,60 ÷ 1,80  (oltre mt. 8,00 sotto il sagrato del duomo) sono stati eseguiti per individuare la quota di fondazione della torre ed avere una prima lettura della stratigrafia sotto quello che doveva essere il piano pavimentale.Gli scavi hanno restituito numerosi reperti che vanno dai frammenti di ceramica, a monete, ad anelli e spilloni in bronzo, da grani di rosario in osso a vaghi di collane, dai numerosi chiodi alle medaglie votive: nella prima fase monete e medaglie erano naturalmente di epoca relativamente recente, mentre ora ci si imbatte sempre più frequentemente in reperti del XVI-XV secolo fino a toccare il XIV. Sotto il piano dell’ossario sono venuti alla luce unicamente frammenti di vetro e ceramica grezza.In conseguenza allo svuotamento dell’ambiente, si sono potute evidenziare le splendide mura perimetrali in pietra che appaiono di fattura e realizzazione unitaria e sembrano, per tipologia e fattura, risalenti alla stessa epoca di quelle delle prime fasi del castello. A questa struttura, a pianta quadrangolare di circa mt. 6,60 x 6,40 e dello spessore di circa mt. 1,15 appartiene anche la feritoia individuata sempre lungo il perimetrale sud, al quale risulta essere legata. Di questa struttura era già stato individuato il prospetto esterno del lato meridionale, visibile all'interno del "lapidarium" del Duomo.

Allegati: acrobat Locandina Gorlato.pdf

Scavi presso la chiesa di S. Maria la Bella.

Luogo: Chiesa di Santa Maria la Bella a Gemona del Friuli.

Responsabile: Davide Casagrande.

Partecipanti: Enzo Forgiarini, Marco Patat, Livio Londero, Dino Sangoi ed altri soci.

La chiesa di Santa Maria la Bella 

          Posta a metà strada sul viale alberato che da Gemona porta a Maniaglia e Montenars, vanta una lunga storia documentata fin dal XIII secolo e interessanti testimonianze di essa sono conservate negli archivi parrocchiale e comunale. Distrutta dai terremoti del 1348 e del 1511 e riedificata, di nuovo distrutta dal sisma del 1976. Un'iniziativa per promuoverne la ricostruzione è stata avviata nel 2006 da alcune gemonesi che si sono fatte portavoce di un desiderio molto sentito nella cittadina pedemontana. La chiesa era devozionale meta delle partorienti che vi si recavano per invocare la protezione della Vergine e di Sant'Anna, cui era dedicato un altare con un'importante tela di Vincenzo Lugaro datata 1621, attualmente visibile nel duomo di Gemona. Costruita ad aula rettangolare, con il lato più lungo delimitava la strada ed era dotata di un portico quadrangolare che si apriva con i suoi archi a tutto sesto come un balcone verso il panorama di Gemona e la pianura sottostante. Ai fini di una riedificazione della chiesa, su suggerimento della Sovrintendenza ai beni culturali ed in collaborazione con la nostra associazione, è stato deciso di procedere ad una indagine sul sito per accertare eventuali preesistenze archeologiche.La ricostruzione della chiesa potrebbe anche completare un piacevole e interessante percorso storico-paesaggistico fuori le mura di Gemona: dal Duomo al lavatoio seicentesco ai piedi del monte Glemine e alla fontana di Silans in Godo, quindi, per il sentiero storico, alla fontane dal Turc e alla chiesa di Sant'Anna. Un percorso nel verde e nel silenzio fino ad un luogo la cui suggestione deriva anche da una vitalità plurisecolare strettamente legata alla cultura popolare. (Testo di: Maria Ursella e Anna Maria Contessi)

 L’intervento:

            I lavori per il riposizionamento dei confini dell’area su cui sorgeva la chiesa di S. Maria la Bella, chiamata anche di Sant’Anna, in Via IV Novembre a Gemona del Friuli, ebbero inizio nel settembre del 2007.L’edificio, distrutto dai terremoti del 1976, di proprietà della Parrocchia di S. Maria Assunta di Gemona del Friuli, aveva un orientamento nord-sud ed era costituito da due parti, anche se formanti un corpo unico: un portico anteriore con tre archi a tutto sesto e la chiesa vera e propria. Dell’esecuzione dell’intervento si sono fatti carico alcuni soci dell’Associazione tra i quali l’archeologo Davide Casagrande, accogliendo l’invito rivolto dal Comitato per la Ricostruzione della chiesa di Sant’Anna .Dopo il rilievo planoaltimetrico si è dato inizio allo scotico del terreno e, sotto un sottile strato di terreno vegetale di riporto, è subito emerso uno strato di malta con pietrame inglobato di piccole e medie dimensioni; si ritiene fosse il sottofondo del pavimento dell’aula pre-terremoto. Tale area, a memoria, corrisponderebbe a circa la metà del lato ovest della chiesa.  Proseguendo nella pulizia superficiale si sono via via portate in luce tracce di murature in pietrame dello spessore variabile da 65 a 75 cm lungo il lato ovest. Verso nord invece, quello che si ritiene il sottofondo pavimentale, finisce contro un tratto di muratura in pietra ben squadrata e di consistenti dimensioni.I lavori vengono sospesi ad ottobre 2007 per poi riprendere a giugno 2008. 

          Con l’intento di rintracciare elementi che potessero indicare il basamento dell’arcata di chiusura del portico anteriore, si è proseguito nella pulizia del lato ovest verso nord, mettendo in luce altri tratti di muratura; questi evidentemente più recenti, sono in muratura di pietrame mista a laterizi di vario tipo e dimensioni, lo spessore rimane pressoché costante anche se cambia la quota di imposta della muratura. La parte finale del fronte ovest del portico sembra formare un pilastro isolato.Non è stata rinvenuta traccia di muratura a chiusura del lato nord ma del pietrame di grosse dimensioni, non squadrato, è sufficientemente allineato con il pilastro ovest per far supporre ad un’opera di sottofondazione.In data 26 giugno 2008, operando nell’area del sottoportico è stata fortuitamente rinvenuta una parte di teschio. E’ stata rilevata e quotata la posizione dando immediata notizia del ritrovamento al responsabile della Soprintendenza dott. Sandro Colussa.  

          L’archeologo Casagrande ha disposto ed eseguito sondaggi sul luogo del ritrovamento del teschio al fine di valutare se si trattasse di un cranio ributtato e fuori contesto oppure di una sepoltura.Gli elementi valutati indicavano come alte le probabilità che il cranio fosse ancora in connessione e pertanto dava le disposizioni necessarie per la messa in luce della sepoltura previa autorizzazione da parte della Soprintendenza. Ad agosto sono state eseguite le operazioni di localizzazione e pulizia della sepoltura con la raccolta, le misurazioni, le documentazioni fotografiche degli elementi ossei rinvenuti ed il loro trasporto nei locali di deposito. Le condizioni dello scheletro rinvenuto erano disomogenee per consistenza e fragilità, comunque il recupero non è stato particolarmente difficoltoso. In particolare il maggiore deterioramento è stato riscontrato nelle ossa dei piedi, del bacino e della parte inferiore della colonna vertebrale dovuto essenzialmente alla presenza di numerose radici anche di diametro consistente (fino a ~4 cm.).Non è stata infine rilevata alcuna differenza di tipologia tra il terreno della sepoltura e quello immediatamente limitrofo: di granulometria fine ma con numerosi intrusi di pietrisco delle dimensioni da 2 a 6÷8 cm e ciottoli fino a cm 3÷4 di diametro.Sotto la spalla destra sono stati rinvenuti n. 4 piccoli elementi metallici di cui, quello di maggiori dimensioni e molto incrostato, ha le sembianze di una fibbia ed altri due potrebbero sembrare delle borchie. Anche questi elementi sono stati documentati in situ e posti a deposito in attesa di ulteriore esame. Non si è presentato alcun elemento di delimitazione della sepoltura, né in elementi lapidei né sono state notate tracce carboniose o lignee. (Testo di: Enzo Forgiarini)

Il concorso letterario di narrativa.

Luogo: Sede e Palazzo Boton.

Responsabile: Giuliana Pellegrini.

Partecipanti:

 L’Associazione è nata soprattutto da amici appassionati di storia ed archeologia locale per riportare alla luce tesori nascosti nel nostro passato, testimonianze raccolte scavando, togliendo la polvere ai secoli, per aiutarci a capire le nostre origini e per apprezzare le opere dei nostri antenati. Questo è certamente un viaggio a ritroso nel tempo. E’ emozionante trovare reperti importanti, ma lo è anche raccogliere le piccole cose, frammenti di vita lontani nel tempo. La  pazienza e la fatica  della ricerca sono spesso  premiate e di sicuro gratificanti”.    

        Queste incursioni nel passato hanno dato l’idea a Giuliana Pellegrini di organizzare un concorso letterario di narrativa che in qualche modo riprenda la proposta del viaggio.       

        Si chiama appunto “In viaggio nelle parole”; il primo ciclo ha la durata di tre anni e tocca i vari aspetti dell’andare: nella prima edizione il tema era “Emigrazione, immigrazione”. Il risultato è stato lusinghiero, i partecipanti sono stati 62, molti di ottimo livello,  provenienti da diverse regioni italiane e due dall’estero.

           Nel 2009 con il tema “Andata e ritorno, avventura, diporto, esplorazione” erano rappresentate cinque nazioni; degli autori italiani ben il 67% proveniva da altre regioni.

           L’edizione 2010 propone “In viaggio dentro l’anima, impressioni, colori, suoni” riguarderà sensazioni, pensieri, emozioni proprie di una sensibilità interiore.         

           Le cerimonie di premiazione si svolgono nella splendida sala del Consiglio di palazzo Boton, nei primi giorni di novembre, in occasione delle caratteristiche manifestazioni d’autunno “Gemona formaggi e … dintorni”

Allegati: acrobat Locandina_Vale.pdf

Le erbe officinali (conferenze).

Luogo: Ex chiesa di S. Michele.

Responsabile: Daniela Bierti.

Partecipanti: dott. Antonio Danelutto, dott.ssa Daniela Zanella; Tikuana Tacha.

            Tre serate di carattere “ambientale”. Su idea di Daniela Bierti, che ha proposto l'argomento e preso gli opportuni contatti,  sono state organizzate tre conferenze sulle erbe officinali del nostro territorio. Le conferenze hanno avuto un successo oltre le aspettative. Il relatore dott. Antonino Danelutto, uno dei maggiori esperti, non solo locali e autore di numerose pubblicazioni sul tema, ha letteralmente catturato l’attenzione del numeroso pubblico presente nella sala degli affreschi della chiesa di S. Michele a Gemona del Friuli. Le serate sono state concepite per offrire agli interessati un percorso che, dalle indispensabili nozioni sulla corretta raccolta, conservazione e utilizzo delle piante officinali, li accompagni alla conoscenza delle stesse e delle peculiarità dell’ambiente in cui prolificano.

          Curate nell’organizzazione da Daniela Bierti e con la   collaborazione della dott.ssa Daniela Zanella,  ottimo successo hanno avuto anche le serate con Tikuana Tacha sciamana dell'Amazzonia Colombiana che ci ha fatto conoscere la spiritualità sciamanica e fitoterapica del Sudamerica.

Allegati: acrobat INVITO.pdf

I laboratori di lettura di documenti archivistici

Luogo: In sede o ex chiesa di S. Michele.

Responsabile: Alida Londero

Partecipanti: I soci del gruppo di lavoro

 

          Proposti dalla prof.ssa Alida Londero già all’inizio del 2007, sono riusciti ad affascinare anche persone che, forse, il latino non lo avevano mai amato e men che meno avrebbero pensato di cimentarsi con i suoi derivati, in sbiaditi manoscritti, evidentemente ancor più ostici. Ma non solo, la prof.ssa Londero, con l’impegno e la professionalità che la caratterizzano, ha proposto, per le conferenze di approfondimento, relatori di grande spessore culturale e di chiara fama non solo nazionale. Si sono alternati infatti nomi come: Andrea Del Col (Inquisizione); Pier Carlo Begotti (Templari in Friuli); Miriam Davide (relazioni con la Germania); Enos Costantini (viti, vino, commercio del vino); Angelo Floramo (avventurieri di strada, pirati); Enrico Miniati (contese giudiziarie); Furio Bianco (le campagne friulane tra XV e XVII secolo); Michelangelo Marcarelli (la giustizia penale nella Patria del Friuli tra '500 e '600); Liliana Cargnelutti (La politica veneziana in Friuli nella seconda metà del sec. XVII: l’assegnazione dei "feudi nuovi" e l’ascesa della famiglia Elti);  oltre a diversi soci tra i quali la stessa Alida; Davide Casagrande (Il Castello di Gemona); Marco Patat (vie di comunicazione); Michela Contessi (mura e porte di Gemona medievale); Lorenzo Passera (monete e valute); Maria Luisa Lagger (strade e commerci con Austria e Germania). Per il 2009-2010 la prof.ssa Londero sta proponendo la lettura e l’interpretazione di documenti sui primi due secoli di dominazione veneziana. La Comunità di Gemona infatti, con buona parte del Friuli, è stata sottomessa alla Repubblica di Venezia dal 1420 al 1797: quattro secoli e mezzo di storia sui quali gli storiografi locali si sono soffermati con un’attenzione minore di quella dedicata all’epoca patriarcale. Gli scopi stanno nella convinzione che si debbano favorire la comunicazione e lo scambio tra l’area degli studiosi professionisti, che negli ultimi anni hanno prodotto importanti lavori fondando le loro analisi anche su documenti appartenenti agli archivi gemonesi, e quella dei semplici cultori di storia locale, che talora posseggono informazioni  preziose, derivanti dalla conoscenza diretta dell’ambiente di vita e dalla tradizione orale.

Allegati: acrobat locandina.pdf